Renato Clò

“Fiori, frutti, vasellame, in un susseguirsi di paesaggi interiori che l’autore mette in evidenza, con un garbo che rasenta l’eccesso di un rigore stilistico senza pari. C’è un’anima anche di mestizia dentro ad ogni immagine, e ciò fa supporre a chi guarda, che quei nitidi contorni, vellutati da tenui sfumature, mai troppo esaltate, altro non siano che carezze mancate, o venute meno, dentro all’ansia di desideri mai completamente esauditi. Quello che, in talune tele, può apparire lezioso per la estrema e pulita perfezione, è, invece, come un bisogno di raccontarsi per filo e per segno, le esigenze che conducono inesorabilmente all’amore del fare, col puntiglio che pesca forme ed immagini nel labirinto poetico che anima pennelli e colori sulla falsariga di mete raggiunte o tagliati traguardi.

È la poesia vera, che racconta l’uomo, questo pittore, che non mostra vibrazioni cromatiche, solo perché la mente vagola nel suo passato, apparentemente razionale (forse un po’ troppo) per condurre, lungo il proprio braccio, quel pensiero predominante che lo conduce sulla soglia della gioia d’esistere.

Delicato, carezzevole, in un nitore quasi impensabile da raggiungere, se non con la pervicacia e l’amore che sempre si deve avere quando è la voce della poesia a chiamare…chi sa ascoltarla!

Ai tempi nostri, la critica ufficiale, non vede più di buon occhio questa espressività, perché la considera superata, ma se il cuore del visitatore proverà, guardando queste opere, un palpito in più, ciò significherà che la poesia, in ogni caso, non ha troppo bisogno della critica.”

(Renato Clò)
Bologna